Pallone d’oro 2020

Il mio personalissimo Pallone d’Oro 2020, premio quest’anno non assegnato ad alcun giocatore causa Covid, lo assegnerei a papa Francesco in condivisione con medici e infermieri dell’annus horribilis appena finito.

La motivazione che porterei è che Francesco, insieme agli eroi delle nostre corsie d’ospedale, ha saputo meglio di chiunque altro interpretare il 2020 con parole e gesti che passeranno alla storia.

A questo campione della fede, o per non escludere gli amici “poco credenti” all’unico grande intellettuale del nostro tempo, riconosco il merito di essersi sempre battuto per un mondo migliore: basti ricordare quel 27 marzo quando, claudicante, ha attraversato piazza San Pietro completamente deserta per pregare davanti al Crocefisso grondante di pioggia; o la via Crucis del 10 aprile con i tanti cirenei in rappresentanza dei sofferenti dei nostri tempi, dalle vittime del Covid ai carcerati.

Sul vangelo laico e italiano per antonomasia, La Gazzetta dello Sport, è stata pubblicata oggi (2 gennaio 2021 ndr) una lunga intervista al Papa sullo sport e del grande valore che esso rappresenta.

Nelle sue risposte ritrovo tanti concetti e tante cose che questi dieci anni di lavoro nel calcio giovanile ho sperimentato e vissuto di giorno in giorno.

Nell’intervista di Pier Bergonzi aiutato da don Marco Pozza (uno di quei preti di strada che piacerebbe a chiunque) il Bergoglio ha redatto una vera e propria “enciclica laica” sullo sport, basando il suo pensiero su sette capisaldi.

1.Lealtà
Quanto è sbagliato l’utilizzo di scorciatoie (come il doping) pensando che siano la soluzione più immediata e conveniente? O quante volte per evitare salite faticose, e arrivare in cima alla vetta per primi, ci si fa convincere a prendere strade secondarie? Quante volte ce la raccontiamo anche noi stessi?! Solo giocando rispettando le regole e alla pari contro il nostro avversario ci aiuta gustare appieno una vittoria. Questo è un po’ quello che io e i miei colleghi proviamo ad inculcare ai nostri ragazzi.

2.Impegno
Nello sport, come nella vita quotidiana, non basta avere talento per farcela. Serve allenamento, fatica e abnegazione per potersela giocare con tutti. L’ambizione di farcela va coltivata costantemente. E se si perde? Si potrà sempre dire di averci provato e di poterci riprovare. Ma l’importante è rischiare il proprio talento alla conquista dei propri sogni, senza rinunciare mai.

3.Sacrificio
A detta di papa Francesco è il termine che più ha a che fare con la religione: “sacrum-facere”, dare sacralità alla fatica. Il concetto di fatica nello sport va a braccetto con quello di motivazione. Senza quest’ultima il sacrificio diventa un enorme ostacolo. È nella motivazione e dunque nel significato che si dà al proprio obiettivo fuori e dentro al campo che si ritrova sollievo nel sopportare la fatica. Il successo in ogni ambito della vita passa attraverso il sacrificio: le partite della domenica insegnano.

4.Inclusione
Lo sport, meglio di chiunque altro, è inclusione, abbattimento di ogni tipo di differenze. Non esiste genere, razza, stato sociale di fronte a una pallone che rotola. Basta guardare un gruppetto di Piccoli Amici mentre fanno allenamento. A loro interessa solo divertirsi e da loro possiamo imparare quanto sia importante stare in mezzo alle differenze e quanto diventi importante essere generosi e saper ascoltare gli altri.

5.Spirito di gruppo
Fare squadra, nel mondo di oggi dove l’egocentrismo sembra essere tutto, è fondamentale. È la squadra che ci aiuta a vincere, non il singolo. “Non ci si può salvare da soli” è il monito di papa Francesco in questo anno di pandemia. Unità di intenti, solidarietà, condivisione: sono all’origine di ogni gruppo vincente in ogni disciplina sportiva. Fare squadra e creare uno spogliatoio unito diventa fondamentale: una squadra scarsa ma affiatata può vincere contro una squadra più brava ma non organizzata.

6.Ascesi
Senza scomodare i santi, campioni nel loro ambito, mi verrebbe da pensare ai tanti campioni che non si accontentano mai, ma che alzano sempre di più la loro asticella per traguardi sempre nuovi quasi estraniandosi dal mondo. Questa è una delle grandi sfide coi giovani: estraniarli dalla bulimia della via comoda ma stimolarli ad avere sempre più traguardi da raggiungere fuori e dentro al campo sfidando se stessi.

7.Riscatto
Credo sia l’insegnamento più alto che lo sport possa darci: cadere per rialzarsi. Avere voglia di riscattarsi è il tratto che più di tutti contraddistingue i grandi campioni e che dovremmo insegnare ai più piccoli. “Chi vince non sa cosa si perde” dice il Papa. In troppi si accomodano sugli allori perdendo di vista il proprio orizzonte. Peggio ancora, in tanti rinunciano a giocare paralizzati dallo sconforto e dalla paura. E come questi anni mi hanno insegnato, è dalle sconfitte più cocenti che nascono le vittorie più belle, perché conquistate con sudore e sofferenza.

Infine il grande consiglio che il Papa ci dà e che quotidianamente cerco di trasmettere ai ragazzi è quello di tenere allenato il cuore. Un cuore ordinato e ascoltato tende alla felicità. Da condividere con chi abbiamo attorno e non da tenere per sé. Anche questo è fare sport.

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