Dado, vittoria, Europa

“Sai, torna il Dadone!”. La voce cominciava a rincorrersi in quella frizzante estate del 1997, quando la Reggiana griffata CFM riconquistava la serie A1 guidata da un Mike Mitchell stellare, all’esito di una entusiasmante finale play-off contro la favorita Gorizia.

Il primo ciclo di Gianfranco “Dado” Lombardi, già fenomenale giocatore negli anni Sessanta, come coach della Pallacanestro Reggiana nell’epopea delle “Cantine Riunite”, per me – nato a fine anni Settanta – era solo nei racconti di mio padre. Che narrava di Reggio Emilia come città improvvisamente diventata “pazza” di pallacanestro, follemente innamorata dei primi stranieri come Morse e Bouie; di un giovane promettente ragazzetto reggiano – poi approdato a Milano – di nome Piero Montecchi, ma che tutti chiamavano “Papero” e di un istrionico, esuberante, fantasioso quanto imprevedibile allenatore, mago della difesa, gigante burbero e irascibile (sul campo), capace di catalizzare sulla piccola Reggio l’attenzione dell’intera Italia cestistica.

Dadone per me era quindi un ricordo caldo ma un po’ sbiadito degli albori della Pallacanestro Reggiana; il suo ritorno, quindici anni dopo, mi incuriosiva certo, senza prendermi tuttavia in eccesso.
Non sapevo che stava per arrivare un secondo tsunami cestistico, una seconda grande epopea del basket reggiano, che avrebbe avuto quale esito la prima semifinale scudetto della storia e l’esplosione di un altro ragazzetto, pugliese ma di formazione tutta reggiana, quel Gianluca Basile poi salito letteralmente fino all’Olimpo cestistico, all’argento olimpico di Atene 2004, peraltro da pieno protagonista. Ma in quel campionato 1997-98, in quella stagione da salvezza all’ultimo secondo, poi divenuta cavalcata trionfale fino alla semifinale, per arrivare alla quale Reggio si sbarazzò di Milano e della corazzata Benetton Treviso, fu Dadone il vero protagonista.

E il suo capolavoro di fantasia e caparbietà, ciò che rimarrà per sempre iscritto nella memoria delle pazze pazze e geniali imprese reggiana fu la… non-marcatura su Pittis, nel quarto di finale trevigiano. Riccardo Pittis era il veterano di Treviso, l’equilibratore della squadra, bravo davvero a fare ogni cosa su un campo da basket … tranne il tiro. Lombardi impose ai suoi di lasciarlo libero, sempre, per avere un uomo in più nella fase difensiva. Chi si azzardava a marcare Pittis veniva immediatamente richiamato in panchina, tra le tipiche urla bestiali del Dado furioso. La mossa, da pazzi veramente alla luce del basket di oggi, pagò alla grande e fu gioia grandissima: una pagina di storia per i reggiani.

Dadone ci ha lasciato poche ore prima della partita della Unahotels, e in questa un po’ malinconica attesa, dove si sono ricorsi aneddoti e ricordi, la Reggiana ha ritrovato se stessa ed ha fatto propria la non facile partita contro Trento. Finalmente inseriti nel motore i nuovi acquisti, davvero la squadra biancorossa ha cambiato pelle e ha dominato, con autorità e senza sbavature, l’intero match. Perdendo, purtroppo, il centro Elegar, per una distorsione.

Elegar mancherà questa settimana, dove Reggio si trasferirà in Olanda, a Maaspoort, per giocare le tre partite previste dal girone iniziale, nella “bolla” della FIBA Europe Cup, così riorganizzata per causa Covid. Le prime due squadre del girone accederanno alla nuova “bubble” di marzo per Ottavi e Quarti; il passaggio del turno consentirà la partecipazione alla Final Four di aprile. La FIBA Europe Cup è la quarta Coppa europea, per prestigio e difficoltà, ma per Reggio rappresenta il riaggancio alle competizioni continentali che, nel 2013, rappresentò il trampolino per tante soddisfazioni successive. Dadone e la sua genialità davvero ci siano di ispirazione.

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