Un’operatrice sanitaria: così preghiamo nella RSA

In preparazione alla XXIX Giornata Mondiale del Malato (che si celebrerà il prossimo 11 febbraio 2021), grazie all’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute ascoltiamo questa settimana la narrazione di Anna, operatrice sanitaria presso una Casa per anziani, accompagnata da alcuni passaggi del messaggio di Papa Francesco, intitolato “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati”. La foto è di repertorio. Anticipiamo ai lettori che giovedì 11 febbraio alle ore 18 il Vescovo presiederà la Messa nella cappella dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggi Emilia. Nelle prossime edizioni del giornale daremo il quadro delle altre iniziative di preghiera.

Quest’anno il Covid ha tolto molto, presenza, affetti, salute… in particolare ai nonni, ricoverati nelle case protette, i quali hanno potuto relazionarsi solo con operatori sanitari, infermieri, addetti alle pulizie camuffati dietro i dispositivi di protezione. Il Covid rischiava anche di togliere loro la celebrazione eucaristica che di solito si svolge in occasione del Natale, poiché l’ingresso agli esterni (anche ai sacerdoti) non era concesso. Abbiamo quindi pensato di organizzare un momento di preghiera tutti assieme.

Come sono avvenuti i preparativi?
In primo luogo è stata coinvolta la mia comunità di appartenenza, quella di Pratofontana, nel confezionare oggetti per animare il momento di preghiera: i ragazzi del catechismo hanno impacchettato i presepi donati dal don e hanno scritto per ciascuno un bigliettino con una frase dedicata; una nonna ha preparato una candela profumata con fiori di passiflora “le cui foglie abbracciano con coraggio e delicatezza”, ed una parrocchiana ha stampato i fogli delle letture con caratteri grandi, tali da poter essere letti facilmente dai nonni. Poi ho fatto ai mei nonni la proposta.

E loro come hanno risposto?
Con entusiasmo! Ho loro spiegato come avrebbe potuto svolgersi la nostra preghiera comune cercando di trasmettere loro tutto l’affetto e le attenzioni che erano state dedicate loro: lo hanno percepito, l’ho sentito dai loro sguardi.
Ho scelto 3 nonni che leggessero le letture, tutti e tre mi hanno chiesto il foglio prima, per prepararsi. La vigilia di Natale, ho predisposto la mensa con il crocifisso, l’Eucarestia e la candela, in mezzo al silenzio assoluto, denso di attesa.

Come si è svolto il momento di preghiera?
Ci siamo disposti nel salone, il personale in servizio e i nonni e, con l’aiuto del microfono, i tre prescelti hanno letto la Parola di Dio che, anche nell’incertezza, è stata sentita profondamente.
Ho visto in loro, mentre leggevano la dignità che solo il Signore restituisce anche nella fragilità. Poi ho provato a dire alcune parole sulla fiducia nel Signore, in Maria e Giuseppe, che dà ristoro nella sofferenza e nell’incertezza del presente. Ho aggiunto che già nei loro gesti è presente il Signore, ad esempio quando vedo una nonna che cammina e spinge la carrozzina di un’altra per non farla stancare, quando chi sta in piedi o in carrozzina va in un’altra camera a trovare chi non sta bene, oppure quando c’è chi imbocca il compagno di fianco se gli cade la forchetta. Ecco, io ho detto loro: per noi sono esempi viventi di come i gesti fatti con amore diano senso a ciò che facciamo e il Signore opera attraverso di loro. Non sono riuscita a pronunciare tutto quello che avevo preparato, ma ho detto le parole che lo Spirito mi ha ispirato, guardandoli negli occhi.

E poi?
Poi abbiamo pregato per i parenti che non erano riusciti ad essere presenti, per i nostri compagni che, per Covid e non, sono saliti al Cielo; un’operatrice ha recitato una preghiera per tutti gli operatori sanitari, perché possano imparare a prendersi cura non solo del corpo del malato, ma della persona tutta; due anziani si sono dati la mano recitando il Padre Nostro; ho distribuito l’Eucarestia tralasciando solo chi per ragioni sanitarie non poteva assumerla; infine abbiamo concluso con una preghiera e un saluto, sperando di poterci presto riabbracciare. Un nonno non praticante che avevo incoraggiato ad essere presente, tornando in camera, ha commentato “è stato bellissimo!”.

Un coinvolgimento di tutti, quindi…
Sì, certo. Chi non ha potuto partecipare nel salone, perché immobile a letto, ha potuto condividere l’Eucarestia e la preghiera del Padre Nostro. Una nonna, commossa , salutandomi mi ha baciato la mano e ha detto “Dio ti benedica!”. Questa benedizione viene pronunciata spesso dai miei nonni. Anche io ho pensato “Dio vi benedica! Glieli ho messi tutti davanti, nel momento di preghiera con le loro sofferenze, le loro proteste, con le loro gioie e i loro dolori, come loro fanno con me, mettendoci l’un l’ltro in relazione al Suo cospetto con l’amore che ci lega, così impariamo ad accoglierci così come siamo. è stato un momento speciale; diverso da una celebrazione presieduta da un sacerdote, in quanto è stato di condivisione totale, animata da chi ha già con loro un rapporto di intimità. Noi ci prendiamo cura del loro corpo e questi gesti quotidiani ci aprono ad una relazione intensa. Se a questo si aggiunge la cura dello spirito, si crea una pienezza, un beneficio vicendevole.

In che senso vicendevole?
Noi operatori sanitari siamo privilegiati perché a stretto contatto con le piaghe, ma nel momento in cui mettiamo mano a queste, siamo sollecitati e coinvolti nella loro sofferenza che è globale: questo ci educa all’empatia reciproca, dell’operatore e della persona assistita. Il sofferente percepisce questo coinvolgimento e si affida. L’Eucarestia diviene il compimento e la pienezza di questa comunione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *