Un santo fra i santi. A Padova c’è anche san Leopoldo

Luogo:

Padova è una città meravigliosa, non solo per le attrazioni artistiche (in primis la Cappella degli Scrovegni), ma anche e soprattutto per la forte devozione sia per il Santo per eccellenza, Sant’Antonio (il santo più venerato in tutto il mondo) che per Santa Giustina, a cui è dedicata la Cattedrale, nella quale sono presenti le spoglie dell’evangelista San Luca.
Eppure va ricordato un altro santo, la cui devozione è cresciuta molto negli ultimi anni: san Leopoldo Mandic.

Storia e devozione:

Leopoldo da Castelnuovo, al secolo Bogdan Ivan Mandić, nacque nel 1866 a Castelnuovo di Cattaro, un comune del Montenegro situato nella Dalmazia meridionale lungo la costa adriatica, sotto l’impero Austriaco, ma in cui prestavano la loro opera i frati francescani Cappuccini della Provincia Veneta. Fu grazie a loro che il piccolo Bogdan manifestò il desiderio di entrare nell’Ordine dei Cappuccini.

Quindi cominciò a frequentare diversi luoghi in italia, prima il discernimento a Udine, poi Bassano del Grappa dove vestì l’abito francescano, ricevendo il nuovo nome di “fra Leopoldo” impegnandosi nella regola di San Francesco d’Assisi. Completò poi gli studi a Venezia e a Padova.

Qui padre Leopoldo – che insegnava Patrologia – si distinse per la sua benevolenza, che qualcuno riteneva eccessiva e in contrasto con la tradizione dell’Ordine. Anche per questo, probabilmente, nel 1914 padre Leopoldo fu improvvisamente sollevato dall’insegnamento. E fu un nuovo motivo di sofferenza.

Così, a partire dall’autunno del 1914, a quarantott’anni di età, a padre Leopoldo venne chiesto l’impegno esclusivo nel ministero della confessione.

Nel periodo della prima guerra mondiale, la sua vita fu piuttosto movimentata e tormentata: avendo mantenuto la cittadinanza austriaca non fu facile vivere in Italia e così dovette spostarsi più volte nel sud Italia: Tora (CE), Nola (NA), Arienzo (CE), avendo quindi la possibilità di visitare parecchi santi e santuari, come Montevergine, Pompei, Santa Rosa a Viterbo, Assisi, Camaldoli, Loreto e Santa Caterina di Bologna. Il 27 maggio 1919 giunse al convento di Cappuccini di Santa Croce in Padova, da cui poi non si sposterà più, e dove riprese il proprio posto nel confessionale. La sua popolarità aumentò a dispetto del carattere schivo.

Nel 1940 si festeggiarono in convento i suoi 50 anni di ordinazione sacerdotale, poi, negli ultimi mesi di quell’anno la sua salute andò peggiorando. All’inizio di aprile 1942 fu ricoverato all’ospedale: ignorava di avere un tumore all’esofago. Rientrato in convento continuò a confessare, pur in condizioni sempre più precarie. Com’era solito fare, il 29 luglio 1942 confessò senza sosta, trascorrendo poi gran parte della notte in preghiera.

All’alba del 30 luglio, nel prepararsi alla santa messa, svenne. Riportato a letto, ricevette il sacramento dell’unzione degli infermi. Pochi minuti dopo, mentre recitava le ultime parole della preghiera Salve Regina, tendendo le mani verso l’alto, spirò. La notizia della morte di padre Leopoldo si diffuse rapidamente a Padova. Per un paio di giorni una folla ininterrotta passò al convento dei Cappuccini per rendere omaggio alla salma del confessore, già santo per molte persone. Il 1º agosto 1942 ebbero luogo i funerali, non nella chiesa dei Cappuccini, ma nella ben più capiente chiesa di Santa Maria dei Servi. Venne sepolto nel Cimitero Maggiore di Padova, ma nel 1963 il corpo venne traslato in una cappella presso la chiesa dei Cappuccini di Padova (Piazza Santa Croce).

San Leopoldo è stato riconosciuto il 6 gennaio 2020 dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti patrono dei malati d’Italia colpiti da tumore.
La ricorrenza liturgica di san Leopoldo è il 30 luglio; in molti luoghi, però, è ricordato il 12 maggio. Nel suo santuario di Padova viene ricordato il 12 maggio, preceduto da una novena; a Padova una speciale attenzione viene riservata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (dal 18 al 25 gennaio di ogni anno): san Leopoldo, infatti, fin dall’infanzia ebbe due sogni: oltre a quello di diventare un confessore, crebbe in lui il desiderio di essere missionario in Oriente, per riavvicinare alla Chiesa cattolica i fratelli ortodossi e contribuire all’unità della Chiesa.

Riflessioni:

In occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia tra il 2015 e il 2016, papa Francesco ha indicato come “Missionari della Misericordia” san Padre Pio da Pietrelcina e san Leopoldo Mandic. Sicuramente a partire dal Giubileo, la curiosità, il culto e la devozione per il santo hanno avuto nuovo slancio, diffondendosi rapidamente nel mondo cattolico e non solo.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere san Leopoldo perchè un paio di anni prima del Giubileo, tornando dal trentino per un campeggio parrocchiale, ci siamo fermati a Padova per conoscere questo santo straordinario. La chiesetta è piuttosto moderna: venne infatti bombardata durante la seconda guerra mondiale e poi ricostruita. Solamente la statua dell’ Immacolata e la stanzetta usata come confessionale da padre Leopoldo sono state risparmiate dalla distruzione.

Consigliamo vivamente di visitare questo luogo per alcuni motivi: intanto è un luogo che è stato abitato da un santo e inevitabilmente permette di respirare un pezzetto di paradiso. Poi è un luogo dove il sacramento della confessione è stata il fulcro: tantissimi fedeli entravano in quella stanzetta davvero minuscola per ottenere misericordia e respirare l’amore divino. Infine le tantissime ore trascorse nella sua celletta-confessionale da questo piccolo e umile fraticello, ci fanno contemplare la bellezza di un ministero tutto rivolto all’ascolto e alla premura per la salvezza delle anime a lui affidate.

PREGHIERA
O Dio nostro Padre,
che in Cristo tuo Figlio,
morto e risorto,
hai redento
ogni nostro dolore
e hai voluto san Leopoldo
paterna presenza
di consolazione,
infondi nelle nostre anime
la certezza
della tua presenza
e del tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

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