In ricordo di Maurizio Prandi

A dicembre è morto a Salvaterra Maurizio Prandi, circondato dall’affetto della sua famiglia. Una famiglia che lo ha accolto, pur senza nessun obbligo, quando lui non aveva più nessuno, che lo ha curato e seguito con affetto. Una storia tenera e nascosta di accoglienza e dono.
Maurizio, detto Mauri, era un “ragazzotto” di 69 anni affetto dalla sindrome di Down, nato negli anni ’50, quando purtroppo il fatto di essere affetto da questa patologia era visto un po’ come una vergogna. I suoi genitori lo hanno sempre accudito come una perla preziosa, preferendo però non iscriverlo a scuola e senza fare troppi tentativi di inserirlo nella vita sociale.
Maurizio ha perso il papà in giovane età e la sua mamma è stata aiutata dal fratello che l’ha presa a vivere con sé e la sua famiglia.

Nel 2014 alla morte della madre, Mauri resta solo e si trasferisce a vivere con il cugino e la moglie, Franca e Luciano Inferrati. Nella stessa casa abita la loro figlia, Elisa, con marito e figli. Tutti lo accolgono con gioia. “Una benedizione che ci ha fatto capire tante cose – dice Elisa, che al funerale ha letto un toccante messaggio – Mauri è stato un eroe perché nonostante le difficoltà e, nell’ultimo periodo, la salute compromessa, non ha mai mollato.”

Questo il testo del messaggio: “Se i tuoi nonni ti hanno sempre insegnato e trasmesso i valori dell’altruismo e generosità e hai visto i tuoi genitori prendersi cura, con dedizione, degli anziani della famiglia, diventa per te una cosa normale metterti a disposizione con quello che hai e con quello che sai per poter essere d’aiuto agli altri e diventa ancor più naturale cercare di trasmettere ciò ai tuoi figli. Quando si parla di anziani e disabili le parole che spesso vengono usate sono: mancanza di libertà, impegno, sacrificio, ricovero, sopportazione. Beh… di anziani a casa nostra fortunatamente ce ne sono stati tanti e quando Mauri è rimasto solo non ci abbiamo pensato nemmeno un secondo ad accoglierlo nella nostra famiglia. Ci è bastato guardarlo nei suoi occhi azzurri talmente trasparenti da vedergli fino al cuore. Era lì e lì è rimasto. In nessun altro posto poteva andare e in nessun altro posto lo avremmo lasciato andare”.

“La convivenza – prosegue il messaggio – non è stata affatto facile: a tratti drammatica, faticosa, divertente e anche comica. Stare con Mauri ci ha fortificato, ci ha aiutato ad essere più uniti, a cercare soluzioni per star tutti meglio e ci ha soprattutto dato al possibilità di vivere la disabilità in un modo unico. Mauri aveva la sindrome di Down, era come si dice diversamente abile. Ma era abilissimo a suonare i dischi, abilissimo ad essere testardo, bravissimo a spegnere luci ed alzare i termosifoni, abilissimo a stare in bagno ore e ore ed era abilissimo a fare una cosa che le persone che si definiscono normali non sono spesso capaci di fare: essere contento senza un motivo e trasmettere gioia e sincerità”.

“Esserci trovati Mauri nel nostro percorso – è stato ancora scritto – è stata per noi una risposta a questo mondo di perfezione che ci circonda, in cui non crediamo molto. Questa esperienza ci ha fatto capire che, mettendoci un po’ di coraggio, si possono affrontare strade che sembrano difficili, che non tutti farebbero ma che poi portano sempre qualcosa di buono. Ha dato la possibilità ai grandi e meno grandi della famiglia di poter guardare tutti con gli stessi occhi, senza fare differenze e senza soffermarsi all’apparenza. Lo dobbiamo ringraziare perché ci ha lasciato arricchiti di un valore che non è scontato. Ci ha arricchito di umanità e ci ha dato senza saperlo una cosa che non ha prezzo e cioè la possibilità di guardare la vita in un altro modo e cercare di mettere in pratica una frase di un grande uomo e cioè che «La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia». Perché ci dobbiamo ricordare che la vita non ci dà le persone che vogliamo, ci dà le persone di cui abbiamo bisogno: per amarci, per scontrarci, per formarci e per renderci la persona che era destino che fossimo! La tua famiglia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.