Case della Carità, ricordo di suor Cristina

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo contemplato la Sua gloria, gloria come del Figlio Unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. (Gv 1,14)
Nell’Ottava di Natale e proprio nel passaggio tra l’anno vecchio e l’anno nuovo, ha fatto il suo passaggio, sollecito e silenzioso, suor Cristina della Madonna della Ghiara (Anna Maria Cervi). Aveva 91 anni e questo era l’anno del Giubileo della sua consacrazione nelle Carmelitane Minori della Carità; da 3 anni abitava nella Casa della Carità di San Girolamo a Reggio Emilia.
Abbiamo celebrato il suo funerale, presieduto da don Filippo Capotorto e con omelia di don Romano Zanni, il 4 gennaio nella chiesa di San Pietro a Reggio Emilia, e poi l’abbiamo accompagnata a Fontanaluccia per la sepoltura.
Per continuare a ricordarla e a ringraziare Dio per il dono della sua vita, condividiamo una parte del profilo di suor Cristina letto durante il funerale e il dipinto del “Giudizio Universale” (immagine a destra), presente nella chiesa di Fontanaluccia (Modena), realizzato da lei, con la sua spiegazione particolare alla figura del Cristo risorto.

Anna Maria Cervi era nata a Parma l’11 maggio 1929. […] All’età di 17 anni fu colpita da una grave paresi dorsale che le richiese tenacia, creatività e forza di volontà per poter camminare e riprendere autonomia; tutte caratteristiche che l’hanno accompagnata fino alla fine. Negli anni 50 il padre emigrò in America Latina portando dopo un certo tempo con sé tutta la famiglia in Argentina. Studiò arte come privatista in Italia e all’estero e poi conseguì il diploma di Belle Arti a Perugia, continuando a dipingere paesaggi, ritratti, interni.

Nel 1968, come lei stessa ha raccontato di recente, andò a Fontanaluccia, colpita da come il parroco, don Mario Prandi, “mescolava la sua freschezza alla paternità e al servizio alla Chiesa” e lì si fermò. Poco dopo il suo arrivo ha condiviso l’avventura dell’apertura della Casa della Preghiera di Pietravolta con una squadra di 4 novizie, e ha fatto i primi voti come Carmelitana Minore della Carità nel 1970 prendendo il nome di suor Cristina della Madonna della Ghiara.

Ha trascorso 20 anni alla Casa della Preghiera di Pietravolta, 20 anni con altre sorelle nella Chiesa vescovile dell’Adorazione in San Giorgio a Reggio Emilia, richieste da monsignor Baroni, e 7 anni in alcune Case della Carità di diverse Diocesi.

Se ne è andata nell’Ottava di Natale, velocemente e silenziosamente, quasi scusandosi di disturbare, mantenendosi lucida e in dialogo con la dottoressa, affidata a noi sorelle, forse sentendo che era arrivata nei pressi del traguardo, consolata in ultimo dalla dolce vicinanza della sorella Fiorella.
Una vita lunga e intensa la sua, con una intelligenza vivace e profonda e una capacità analitica che a volte ti metteva in angolo. Una vita orante, adorante, trascorsa per lunghi giorni e anni nel silenzio e nella contemplazione del Santissimo Sacramento. Un’arte e una manualità artigianale che si sono espresse nelle grandi e piccole cose: ha desiderato illustrare la bellezza di Dio, la vita presente e la vita futura, la gloria dei santi e anche alcuni degli aspetti più profondi della nostra spiritualità ma ha dato lode a Dio anche con l’umile servizio di sagrestia, la creazione di ceri, le gabbiette per i fiori recisi, il sistema per raccogliere l’acqua piovana.

Un cammino di ricerca e approfondimento appassionato, a tratti inquieto e sofferto, del mistero di Dio e del Verbo fatto carne, del mistero della Chiesa nei suoi vari aspetti, i Sacramenti, la Dottrina, la Teologia e della luce e bellezza delle Tre Mense, Eucaristia, Parola, e Carità, del rapporto tra Congregazione Mariana e Casa della Carità. Chi di noi non ha avuto scritti, fogli, testi tratti dalle Costituzioni, dal Catechismo della Chiesa Cattolica o dal Codice di Diritto Canonico? Non per dare soluzioni certe a tanti nodi e domande ma per invitare a studiare, cercare, scavare.

Con don Mario ha avuto un rapporto personale profondo, cogliendo soprattutto l’intuizione ecclesiale del pastore sottomesso al suo vescovo.
“Mi sento più povera che agli inizi, mi sento apolide” hai detto i giorni scorsi ma proprio così lo Sposo ti stava preparando alla ricchezza dell’incontro con Lui, al pieno compimento della tua vita, pieno compimento per te che agli inizi eri stata battezzata a Fontanaluccia dalla Mucci (un’ospite di casa); l’Incompleta, oggi pronta finalmente per contemplare la bellezza e la bontà del Signore nella terra dei viventi (Sal 27).

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