Tempo e silenzio per ritrovarsi

A tutti i mali vi sono due rimedi: il tempo e il silenzio. Davanti alle deludenti prestazioni della Reggiana nell’ultimo periodo ho adottato come guida questo potente aforisma che ci arriva da Alexandre Dumas padre, lo scrittore francese del XIX secolo autore – tra gli altri – del Conte di Montecristo e dei Tre Moschettieri. Il tempo, ne sono convinto, restituirà equilibrio alla bilancia dei risultati che nell’ultimo mese ha fatto segnare uno score da film dell’orrore: sette incontri, sei sconfitte e un solo pareggio, appena un paio di gol segnati e ben dodici al passivo. Numeri che sono lo specchio desolato ma ahimè fedele di una squadra scivolata in un dirupo di insicurezze e limiti oggettivi: un po’ per inerzia, un po’ con reale ottimismo, si confidava che mister Alvini prima o poi avrebbe trovato l’appiglio a cui aggrapparsi per iniziare a risalire da questa gola scoscesa. Invece la sequela di partite previste dal calendario a cavallo delle festività si è trasformata in una via crucis, con l’impietosa verità che andava emergendo un match dopo l’altro: la Reggiana si è smarrita, di sicuro condizionata dalla catena di infortuni che ha decimato soprattutto il reparto difensivo, magari come effetto collaterale della grande rincorsa imposta dall’esplosione del focolaio di Covid-19 in casa granata a ad inizio autunno, più in generale a causa della leggerezza del telaio della squadra, capace di reggere più che discretamente all’impatto con la nuova categoria, ma che – cammin facendo – ha palesato un tremolio eccessivo.

Continua a leggere tutto l’articolo di Matteo Iori nella rubrica “Don’t worry… B happy” su La Libertà del 13 gennaio 2021



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