Chiara Lubich affascina, tra film e storia

“Una fiction ad alto contenuto storico”. Siamo andati dalla storica Lucia Abignente, del Movimento dei Focolari, per capire quanto il film“Chiara Lubich – L’amore vince tutto”, andato in onda su Raiuno la sera del 3 gennaio, sia attendibile dal punto di vista storico, soprattutto nelle parti in cui si esplora il rapporto tra la Chiesa e la Lubich. Il regista Giacomo Campiotti e gli sceneggiatori hanno scelto di concentrarsi sulla storia di Chiara a Trento, sua città natale, negli anni della seconda guerra mondiale. È in questo contesto che ha origine un carisma destinato nel tempo a diffondersi in tutto il mondo, ma che ha suscitato, negli anni precedenti il Concilio, reticenze e ostacoli all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. Sono gli anni in cui il Movimento è stato sottoposto a inquisizioni e visite apostoliche. Lucia Abignente è autrice del libro “Qui c’è il dito di Dio”. Carlo de Ferrari e Chiara Lubich: il discernimento di un carisma” in cui si ripercorrono proprio quegli anni.

Quanto sono reali e storiche le immagini, soprattutto quelle girate nel Tribunale, che abbiamo visto nel film?
Trattandosi di una fiction, le immagini non hanno la pretesa di essere “storiche” nel senso stretto della parola, per cui è naturale che ci siano scene che si distanziano dalla realtà. Basti pensare, per esempio, alla firma “Chiara Lubich” che si vede nel film e che non può essere reale in quanto il suo nome anagrafico era Silvia. Va detto però che lo studio su Chiara da parte della Santa Sede c’è stato, ha avuto inizio nel ’48 a seguito di alcune accuse ed è stato un processo lungo e sofferto. 

Continua a leggere l’articolo di Maria Chiara Biagioni su La Libertà del 13 gennaio 2021



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