Quella lunga fila… il pane quotidiano

Pochi giorni fa abbiamo visto, tramite i social, una lunga fila di persone (circa 4 mila) che aspettavano il loro turno per ritirare un pacco di cibo. è successo a Milano e credo che tanti, come me, abbiano provato un senso di angoscia e di dolore. Oltretutto l’associazione che svolge questo servizio si chiama “Pane Quotidiano”!
Fondata a Milano nel 1898, “Pane Quotidiano” si pone l’obiettivo di assicurare cibo ogni giorno gratuitamente alle fasce più povere della popolazione e a chiunque versi in stato di bisogno e vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione.
Sappiamo bene che l’opera straordinaria della Caritas, del Banco Alimentare, di “Pane Quotidiano” e di altre realtà di solidarietà dimostra ogni giorno la capacità di dare risposte al bisogno, di venire incontro a tanta disperazione e umiliazione da parte di coloro che, perso il posto di lavoro a causa della pandemia, si trovano all’improvviso sulla strada.

Ma queste generose presenze non ci esonerano certo dalla responsabilità anche personale che dobbiamo avere verso il nostro prossimo. Credo che nessuno, cristiano o no, possa sentirsi non coinvolto dal dolore e dal bisogno di tanta gente, che la si conosca o meno. E credo anche che la nostra dichiarata attenzione all’uomo non si esaurisca in una sorta di delega allo Stato, alle Istituzioni e persino agli operatori di bene. Certo le istituzioni hanno il dovere primario di soccorrere e di operare con il massimo impegno a favore dei disoccupati, dei senza reddito, di chi non ce la fa. Ma quella fila, quella scena si svolgeva a Milano, una delle realtà europee più sviluppate economicamente e più ricca di opere di solidarietà.

Continua a leggere tutto l’articolo di Maurizio Rizzolo su La Libertà del 6 gennaio 2021

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