A padre Bartolomeo Sorge, il gesuita delle «primavere»

Una “primavera” per la Chiesa cattolica e una “primavera” per l’Italia. Il sogno e il progetto di una vita. La fedeltà verso gli insegnamenti di Ignazio di Loyola, l’impegno per concretizzare i dettami del Concilio Vaticano II, la condivisione dei valori e principi della Carta Costituzionale. La ricerca dell’innovazione, del cambiamento, il coraggio di andare controcorrente, la disponibilità a comprendere le ragioni di altri, il saper accettare e perdonare qualche umiliazione e la mancanza di riconoscimenti da parte di chi avrebbe dovuto apprezzare una dedizione piena di amore verso la Chiesa e il Paese. Dolce nei modi, forte, costante, concreto nell’affrontare la realtà: “suaviter in modo, sed fortiter in re”. La fede cristiana, ebbe modo di affermare padre Sorge, ha una propria caratteristica: l’aiuto a riscoprire i principi antropologici fondamentali all’interno dei più diversi e tormentati processi culturali. Il cristiano cioè è abilitato dalla fede a scorgere in ogni contesto storico quei valori senza dei quali non esistono né vita degna dell’uomo, né libertà autentica, né vera democrazia. L’iniziativa dei cattolici, sempre secondo i messaggi di padre Sorge, dovrebbe consistere nel tradurre il discernimento e il discorso sui valori in termini di ricomposizione sociale. Ciò significa aiutare il Paese a recuperare il senso di una storia comune e la necessità dell’unità morale come presupposto di un autentico cammino di pace e di progresso. E quindi occorre ribadire che la ricomposizione morale del tessuto sociale, come premessa necessaria per uscire dalle crisi (come non pensare al dramma che stanno in questo tempo vivendo le varie comunità a causa del Covid) non può né deve comportare il livellamento delle culture o la fine del pluralismo ideologico.

Leggi tutto l’articolo Franco Mangialardi su La Libertà del 16 dicembre 2020

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