«Revenge porn» e sesso banalizzato

Caro direttore,
di recente ho letto una notizia di cronaca che mi ha molto colpito: una donna, una maestra per l’esattezza, è stata vittima di revenge porn. Si tratta di un reato ntrodotto di recente nel nostro ordinamento, 9 agosto 2019, che riguarda la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti.
Il delitto è stato introdotto al fine di contrastare la “moda” di diffondere foto e video hard realizzati con il consenso dell’interessato, che vengono diffusi senza nessuna autorizzazione, andando a ledere la privacy, la reputazione e la dignità della vittima. Questo è ciò che è successo a questa maestra, messa sulla piazza virtuale delle chat di whatsapp dall’ex fidanzato reo di aver diffuso un video intimo dei due. La beffa, oltre che il danno, è che questa maestra ha perso anche il posto di lavoro: infatti le mamme dei bambini dell’asilo in cui lavorava, scandalizzate, hanno chiesto al preside della scuola la sua sostituzione accusandola di non corrispondere al ruolo educativo che l’essere maestra comporta.
Una donna doppiamente vittima: di un uomo che l’ha umiliata e di una società talvolta troppo ipocrita e ben pensante che facendole perdere il lavoro l’ha marchiata per il resto dei suoi giorni.

Leggi tutto l’articolo di Matteo Daolio su La Libertà del 16 dicembre 2020

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