Trapianto di fegato da donatore vivente per una mamma reggiana

La donatrice è la figlia, operatrice sanitaria

Un trapianto di fegato da donatore vivente in corso di piena emergenza Covid ha salvato la vita ad una donna reggiana affetta da malattia rara e con alto rischio di mortalità, da mesi in attesa di trapianto da cadavere. Cristina ha ricevuto il dono d’amore dalla figlia Giulia, operatrice sanitaria all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, già impegnata nell’emergenza Covid. “Credo nella scienza – riferisce Giulia – e sono stata spinta nell’affetto che provo per mia madre e dal bisogno di averla accanto nel mio cammino di vita”. Entrambe le donne sono appena state dimesse e in buone condizioni di salute.

 

L’intervento è firmato dall’équipe guidata da Fabrizio Di Benedetto, Direttore della S.C. di Chirurgia Oncologica Epato-Bilio-Pancreatica e Chirurgia dei Trapianti di fegato all’AOU di Modena e professore all’UniMoRe. “Il trapianto di fegato da donatore vivente, il secondo che eseguiamo quest’anno – spiega Di Benedetto -, è un intervento che prevede l’impiego di due sale operatorie attive in simultanea per diverse ore del giorno. In questo caso abbiamo lavorato dalle 5 di mattina, ora di apertura della sala operatoria della donatrice (figlia), alle 21, ora di chiusura della sala operatoria della ricevente (mamma), impiegando decine di operatori sanitari tra medici e personale infermieristico. Ringrazio il mio gruppo, il cui lavoro giornaliero ha permesso di raggiungere questo risultato straordinario”.

 

“Mentre nel paese gli interventi di trapiantologia del fegato stanno subendo un significativo calo complessivo, fisiologico alla luce del panorama storico internazionale – sottolinea Di Benedetto -, il numero di trapianti di fegato eseguiti al Policlinico di Modena è stato pari a quello dell’anno scorso. Abbiamo ritenuto indispensabile rilanciare il programma di trapianto da donatore vivente per ridurre il rischio di mortalità in lista d’attesa”.

“Le motivazioni che mi hanno spinto a donare da volontaria una parte del mio fegato a favore di mia madre risiedono nell’affetto che provo per lei e nel mio bisogno di averla accanto nel mio cammino di vita”, ha raccontato Giulia. “L’amore con l’amore si paga. L’improvvisa criticità delle sue condizioni e l’urgenza di un trattamento appropriato hanno trovato risoluzione in questo intervento: ho fatto ingresso in sala operatoria come paziente, ma anche come operatrice sanitaria di questo stesso Policlinico, serena e totalmente consapevole. Come tale credo nella scienza, nella medicina, in chi dedica la propria vita al raggiungimento di standard d’eccellenza che poi mette al servizio di ogni singolo cittadino. Ho creduto in questi professionisti che hanno messo in campo le loro conoscenze e conclamate abilità chirurgiche e sarò per sempre loro riconoscente”.

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