Più che dimezzato il calo produttivo del secondo trimestre 2020, ma la flessione si attesta al 7%.

Dopo il lockdown della scorsa primavera, la situazione pesantissima vissuta dall’industria manifatturiera si è alleggerita, nella sua gravità, nel corso dell’estate, ma i livelli produttivi restano ampiamente al di sotto di quelli che avevano caratterizzato lo stesso periodo del 2019.

A dirlo sono gli stessi imprenditori, secondo i quali nel periodo luglio-settembre di quest’anno i livelli produttivi dell’industria reggiana hanno registrato una diminuzione del 7% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

La variazione negativa, come rileva l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio sui risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale che ha effettuato le interviste presso le aziende del settore nel corso del mese di ottobre, è comunque decisamente più contenuta se confrontata con quella riscontrata nel secondo trimestre del 2020: in tale periodo, infatti, gli imprenditori avevano rilevato una flessione della produzione del 19,5%.

Analogo a quello dell’andamento produttivo è il trend registrato dal fatturato che, con un -6,5% su base annua, ha ridotto di due terzi la flessione del trimestre precedente, quando il calo aveva raggiunto il -20,2%. In miglioramento, ma sempre largamente in negativo, è poi l’andamento relativo al fatturato estero; le imprese esportatrici reggiane hanno infatti registrato una diminuzione che si è attestata al -6,7% rispetto al periodo luglio-settembre del 2019, mentre i dati relativi al  trimestre aprile-giugno 2020 avevano evidenziato un -12,1%.

Seppure con un saldo lievemente negativo, in migliore recupero sono apparsi gli ordinativi, sia per quanto riguarda il loro insieme che quelli provenienti dal mercato oltre confine, che hanno chiuso il trimestre decisamente meglio di quelli interni. L’andamento registrato dalle aziende esportatrici, con un -0,1% (era -8,8% nel periodo aprile-giugno), mostra infatti una variazione negativa molto più contenuta di quella evidenziata complessivamente dagli ordinativi, che nel terzo trimestre si è attestata al -3,2% (era -16% nel trimestre precedente).

Fra i settori più rilevanti per l’economia reggiana, al rallentamento si è sottratto il solo comparto alimentare, l’unico che, con un +0,5%, registra un andamento positivo; per tutti gli altri, anche se con intensità più contenute rispetto al trimestre precedente, permane il segno “meno”.

Il sistema moda e l’industria elettrico-elettronica registrano variazioni negative a due cifre, rispettivamente -11,1% e -10,2%; per l’industria ceramica e la metalmeccanica il calo si è attestato rispettivamente al -7,8% e -7,7%, mentre l’industria delle materie plastiche si ferma al -2,6%

L’analisi per dimensione delle aziende mostra, per le imprese con oltre 50 addetti, un calo tendenziale (cioè rispetto a un anno prima) della produzione del 6%; per quelle da 10 a 49 addetti la flessione è del 5,6%, mentre per le più piccole (da 1 a 9 dipendenti) si attesta al -13,1%.

Sul futuro, intanto, restano le incognite legate ad una recrudescenza della pandemia che, insieme agli Stati Uniti, colpisce diffusamente tanto il nostro Paese quanto molti Stati europei.

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