Stare coi giovani senza pregiudizi

Group of teenagers at home

L’articolo “Ma i ragazzi del muretto non ci sono più” di Gabriele Soliani, riportato nell’edizione de La Libertà del 28 ottobre

Group of teenagers at home

scorso (a pagina 17), si presta ad essere ripreso e commentato. Un primo contributo in questa direzione ci arriva da don Paolo Tondelli. Lo pubblichiamo.

Sì, i ragazzi del muretto non ci sono più, ma non è colpa dei cellulari. A qualcuno leggendo il titolo potrebbe venire voglia di passare oltre, forse perché crediamo che questa cosa stia invadendo anche troppo la vita nostri e dei ragazzi, oppure perché come adulti dobbiamo riconoscere che ci sentiamo sempre un po’ a disagio in questi campi dove facciamo un po’ fatica a destreggiarci, con i giovani invece che ci danno la paga. Ogni epoca ha le proprie scoperte e i propri pericoli. Sì mi ricordo che io per soddisfare ricerche simili, invece del cellulare, chiedevo ai miei genitori di comprarmi il motorino: era quanto mi serviva per rimanere facilmente e velocemente in contatto con i miei amici, sapere cosa succedeva in giro, cercare qualcuno con cui passare il tempo. Credo si possa partire dal mantenere un clima di dialogo e ascolto su questi temi, senza chiudersi in prese di posizioni; se non impariamo ad ascoltare non arriviamo da nessuna parte. Normalmente quando parlo di queste cose con gli adulti trovo una levata di scudi, qualcuno mi accusa di stare solo dalla parte dei giovani. Non si tratta di difendere nessuno, occorre essere onesti: la società tecnologica e narcisistica in cui sono cresciuti bambini e ragazzi è stata promossa e sostenuta dagli adulti, dietro all’uso economico e alla monetizzazione del mondo social ci sono sempre adulti il cui fine primario non è quello del sostenere, ma piuttosto dello sfruttare; davanti agli adolescenti ci sono adulti che usano la tecnologia. Con ciò non voglio dare la colpa a nessuno, ma almeno inquadrare la cosa per una valutazione più oggettiva che salvi i giovani da nostri pregiudizi.

Leggi tutto l’articolo di don Paolo Tondelli su La Libertà del 4 novembre 2020

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