Sardasecca e Barilotto

Mio padre era un grande narratore di storie. Alcune storie le scrisse ed altre le raccontò a voce. Mio padre raccontava, preferibilmente, a tavola, durante la cena. Lui raccontava le sue storie per farci mangiare, ma a volte otteneva proprio il risultato opposto. Accadeva, infatti, che non solo lui, per raccontare, dimenticasse di mangiare, ma che anche noi, presi dal fascino del racconto, lasciassimo raffreddare il cibo nei piatti.
Fra le storie che mio padre raccontò, quella che durò più a lungo, fra abbandoni e riprese, fu la storia di Sardasecca e Barilotto.

Sardasecca e Barilotto erano due asini. Magro l’uno, anzi magrissimo, e ascetico, quanto l’altro era grasso, rotondo e gaudente. Sardasecca, filosofo, si interrogava sul senso e il non senso della vita, mentre Barilotto passava il suo tempo a mangiare, bere e dormire. Ma, al di là della differenza di carattere, Sardasecca e Barilotto erano uniti da una perfetta amicizia. Tanto che, a un certo punto, stanco Sardasecca e desideroso di vedere il mondo, Barilotto decise di seguirlo. Fuggiti, dunque, dal mondo degli uomini, dove si guadagnavano duramente il pane, ma avevano la sicurezza del vitto e dell’alloggio, e forse anche un certo rude rispetto da parte del padrone, i due somari finirono, dopo un viaggio di alcuni giorni, per unirsi a una mandria di cavalli selvaggi.

Sardasecca e Barilotto assaporarono così la libertà più totale e i pascoli più verdi. Senonché i cavalli si divertivano a sfidarli, e a batterli, in varie specialità sportive: la corsa, il salto, il nuoto, la lotta. Sardasecca e Barilotto, all’inizio, le presero di santa ragione, ma, col tempo, ricorrendo all’astuzia e grazie alla solidarietà fra loro, riuscirono a conquistarsi la stima e il rispetto dei cavalli.

Continua a leggere l’articolo su La Libertà del 25 dicembre…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *