Un regalo è un regalo, anche quando è riciclato

La tradizione di fare piccoli doni a Natale ai propri cari è controversa. Molti ritengono che sia espressione di un consumismo indotto a livello planetario da spregiudicate politiche commerciali, sostenute da campagne pubblicitarie martellanti e seduttive, create appositamente per provocare falsi bisogni.
A me piace pensare che non siamo poi tutti così facilmente manipolabili e ognuno di noi possiede sufficienti strumenti cognitivi e critici per stabilire ciò di cui ha veramente bisogno e ciò che appartiene alla sfera del superfluo, ma che nonostante tutto si ha piacere di comprare o di donare.
Come spesso avviene, dipende dal significato che si attribuisce all’intenzione.
Non possiamo negare che la complessità di questi tempi dovrebbe indurre tutti a nuove riflessioni e a nuovi comportamenti, orientati alla costruzione di una nuova sostenibilità declinata in tutti i campi, sociale, economico, ambientale, che elimini gli sprechi e promuova il riciclo in tutti gli ambiti.

A tutti è capitato almeno una volta di ricevere un regalo riciclato. A me è capitato. La piega della carta colorata del pacchettino era allentata, l’adesivo non aderiva con la consueta forza e tutto l’insieme appariva un po’ vissuto. I segnali erano evidenti. La persona che me lo porgeva parlava, parlava e argomentava la scelta di quel regalo per me “….un po’ particolare, ma tanto tanto adeguato a te…” diceva.
L’emozione di aprire un regalo, solo per il fatto che non so cosa conterrà, a me procura un tale movimento di endorfine, ricettori del benessere psicofisico, che già questo di per sé è un regalo.

Continua a leggere l’articolo su La Libertà del 25 dicembre…

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