In Bahia tra forza e tenerezza

Dal diario di viaggio di suor Antonella delle Case della Carità

Pubblichiamo una parte, selezionata dalla nostra redazione, del lungo reportage che suor Antonella della Casa della Carità di Cagnola ha scritto di ritorno dal suo recente viaggio in Bahia, Brasile. è possibile leggere il testo integrale sul sito web del Centro Missionario Diocesano (www.cmdre.it).

UN VIAGGIO SOTTO IL SOLE

L’arrivo: venerdì 8 novembre 2019 ore 23 (ora locale) all’aeroporto di Salvador, capitale della Bahia. Il primo impatto con il caldo: temperatura a 25° C, umidità pesante. Penso ai 3° C mattutini di Castelnovo Monti, mi tolgo giacche, calze e scarpe, passo agli infradito e cerco di respirare piano. Sono qui insieme ad Elisa Giardina di Corticella (Bologna) che condividerà con me quest’avventura, ansie e risate, viaggi e scoperte, e da subito ci ristora l’accoglienza fraterna e paterna di don Luigi Fratello della Carità (per gli amici brasiliani, pe Luis). Con lui veniamo ospitate per una notte dalle suore di Itapuã (Ancelle di Gesù Bambino), che da molti anni sono un appoggio prezioso per la nostra Famiglia in Bahia, e che non ci fanno mancare i loro abbracci, succhi di frutta freschi e un ventilatore in camera. Dio le benedica!

Il giorno dopo ci aspetta un viaggio di 320 km dalla costa verso l’interno, durante il quale vediamo cambiare radicalmente il paesaggio: dalla vegetazione lussureggiante della Mata Atlantica alle distese aride della Caatinga, dove sparute mandrie di vacche magre si radunano intorno ai rari laghetti o all’ombra degli alberi, le fazende si rincorrono ma senza un’anima viva (quasi un simbolo inquietante di quella lotta che ha visto patire e morire tanti esseri umani in questa parte del mondo), la terra è rossa e i cespugli secchi, le palme cedono il posto ai mandacaru (i cactus, simbolo del Nordest), il cielo azzurro è solcato da cordoni di nubi bianche e dal volo degli urubu, specie di avvoltoi che si cibano di carcasse. Solo qualche piccolo villaggio, la linea elettrica apparentemente infinita e i cartelli lungo la strada (non superare i limiti di velocità, usa le cinture, non gettare rifiuti, proibito cacciare… oppure “Jesus està voltando” cioè: “Gesù sta per tornare”) ci mostrano i segni di un insediamento umano, che a me e ad Elisa, cittadine emiliane purosangue, sembra quasi impossibile.

Don Luigi ci distoglie dal nostro pregiudizio, fermandosi ad una bancarella dove una giovane donna di origine africana vende noci di cocco: viso bellissimo e fisico statuario, vestita poveramente e con le immancabili infradito, dietro a lei un bambino seminudo che ci osserva incuriosito, sembra uscita da un quadro di suor Ana Graça. Calma e sorridente, estrae un machete di circa 40 cm, lo alza in alto come una guerriera e colpisce più volte il frutto tenuto nella mano sinistra, fino a staccarne un cappuccio e aprire un foro da cui si possa bere il succo contenuto. Ce lo offre con dignità, consapevole di quanto sia prezioso il bere per chi viaggia. Salutiamo questa donna, lasciandole qualche reais e il nostro obrigada (grazie) e ricevendo in cambio da lei la bellezza di un primo incontro con questo popolo, che mescola forza e tenerezza in una mistura sorprendente.

Avvicinandoci alla meta, attraversiamo cittadine dal nome noto per essere state base operativa di tanti nostri missionari reggiani: Feira de Santana, Ipirá, Itaberaba… Le accomuna uno stile semplice e variopinto: le case sono basse e dipinte a colori-pastello o rivestite da piastrelle di ceramica. Noi che proveniamo da un mondo dalle tinte scure, restiamo a bocca aperta davanti a facciate bianche, rosa, lavanda, piazze blu, un ospedale verde-acqua, i gabinetti pubblici gialli e il cimitero azzurro, baretti e botteghe dalle insegne rosse pitturate a mano e dovunque scritte e simboli religiosi su muri ed automezzi (abbiamo visto Gesù persino sui parafanghi). Lungo la strada, piccoli chioschi in legno offrono bibite ghiacciate, pannocchie abbrustolite o frutta, le donne si riparano dal sole con ombrelli colorati, i neonati sempre in braccio, i meninos si rincorrono in bici e i giovani in moto. Cani e gatti circolano indisturbati, i somari tirano i carretti, le iguane passeggiano lente, dopo la siesta sui rami degli alberi.

Continua a leggere l’articolo su La Libertà del 18 dicembre…



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