Cristian e il lupino del Gigante

Da La Libertà dell’11 dicembre…

Proteggere un’antica razza di cane pastore e, quasi per paradosso, tutelare le comunità umane che attorno ad essa si sono radicate in un territorio. Ecco le due mission – una conclamata, l’altra sottesa – di Cristian Ielli, abitante a Costa de Grassi, che dal 2008 ha fondato un’associazione con lo scopo di valorizzare e preservare il lupino del Gigante – così chiamato in onore della leggendaria genesi del monte Cusna.

Persino la storia, quella innestata nei documenti che hanno resistito al tempo, tiene traccia dei lupini. E del ruolo sociale che essi hanno svolto sin dal medioevo in queste terre aspre, eppure amate da chi le ha scelte e le sceglie come dimora.
Riscoprire il lupino significa allora riportare alla luce quello stretto rapporto tra paesaggio, essere umano, fauna – un equilibrio instabile, perennemente negoziato – che ha strutturato nei millenni l’Appennino come oggi lo conosciamo. E viviamo.

“Da piccolo scappavo da casa, quando potevo”, dice Cristian, per osservare da vicino l’alchimia tra i pastori e i loro lupini. E dalle sue parole traspare ancora l’incantamento e la sorpresa di quel bimbo – che sono rimaste le radici tenaci della sua passione.
Il lupino, fino a qualche decennio fa, era il braccio operativo dei pastori di queste terre. Ai giorni nostri, oltre ad essere stato riscoperto come cane da lavoro, questo animale mette al servizio le sue doti “per attività di pet theraphy e di protezione civile”.
“L’Appennino è cambiato molto negli ultimi vent’anni”, dice Cristian, intervistato dal Club per l’Unesco di Carpineti nell’ambito del progetto r-ESISTERE in Appennino. 

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