A.A.A. profeti cercasi

In ogni epoca di cambiamento si sente la necessità di avere chi sia in grado di interpretare i segni dei tempi in un’ottica di fede sotto l’ispirazione di Dio, come è avvenuto lungo la storia della salvezza con gli antichi profeti di Israele e con diverse figure profetiche nella storia della Chiesa. Per questo la Scuola Teologica Diocesana ha organizzato un percorso di approfondimento sul tema della profezia tra Bibbia e attualità.

Il percorso è iniziato con l’intervento di don Carlo Pagliari sulla figura classica del profeta di Israele, dal X al V secolo a.C., così come è narrato nell’Antico Testamento. Il profeta non è colui che per mestiere predice il futuro mediante oracoli più o meno oscuri, ma colui che è chiamato da Dio per annunciare la Parola in modo gratuito e autentico, anche andando contro il favore del re, il volere del popolo e le sue stesse inclinazioni. Quindi è anzitutto colui che ha fatto un’esperienza personale di Dio e che per questo è in grado di leggere in modo sapienziale la realtà presente, incidendo su di essa. Lungo la storia di Israele il profeta assume un atteggiamento progressivamente critico, soprattutto nei periodi di apparente splendore, per mettere in guardia Israele dalla tentazione di vedere la propria elezione come garanzia automatica di benessere. Ammonisce poi contro un culto vissuto solo come cerimonia formale, sganciata da un vero rapporto con Dio e rigetta i giochi politici e le alleanze con le grandi potenze, perché ritenuti strumenti di salvezza al posto di Dio. Così aiuta a rileggere anche le catastrofi come punizioni che, se accolte, possono diventare occasione di rinascita e in particolare, dopo il crollo dell’esilio, aiuta a volgere lo sguardo verso un futuro ulteriore, in cui si manifesterà la fedeltà di Dio nonostante l’infedeltà di Israele.

Continua a leggere tutto l’articolo della Direzione STD su La Libertà del 4 dicembre



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