I giorni della metalmeccanica

Il Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia – che rappresenta 410 aziende per un totale di circa 27.000 addetti – partecipa all’iniziativa nazionale di Federmeccanica “I giorni della metalmeccanica”. Ogni tre mesi vengono illustrati i dati a livello territoriale e nazionale, oltre al quadro congiunturale di settore e presentate le istanze del settore. In questa edizione vengono presentati i consuntivi 3° trimestre 2019 e le previsioni 4° trimestre 2019.

Quadro congiunturale settore metalmeccanico

Il quadro economico

Il Livello nazionale: 

La situazione congiunturale del settore metalmeccanico evidenzia il proseguimento della fase recessiva in atto e iniziata a partire dal primo trimestre 2018.

I dati ISTAT confermano le valutazioni negative. Infatti, nel terzo trimestre i volumi di produzione risultano inferiori dell’1,0% rispetto al secondo trimestre e del 2,0% nel confronto con l’analogo periodo del 2018. Nei primi nove mesi del 2019 il calo di produzione risulta mediamente pari al 2,5% rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente.

Le prospettive a breve non lasciano intravvedere modifiche sostanziali dell’attuale congiuntura settoriale.

Peggiora il giudizio che le imprese esprimono sui volumi prodotti; diminuiscono gli ordini in portafoglio mentre le scorte di materie prime e prodotti finiti risultano eccedenti rispetto alle previsioni di produzione formulate dalle aziende.

Come ci si attendeva, peggiorano le prospettive occupazionali a sei mesi che dopo aver evidenziato dinamiche positive ma cedenti nelle ultime rilevazioni registrano ora un’inversione di tendenza: prevale, infatti, il numero d’imprese che prevede ridimensionamenti rispetto a quelle che invece indicano incrementi della propria forza lavoro.

In questo quadro generale a tinte fosche emergono specifiche criticità di settori chiave della nostra Industria a partire dall’automotive, snodo centrale per la diffusione di tecnologia e la creazione di occupazione.

Nella catena del valore del nostro settore anche il primo anello legato alla fornitura di materia prima come la siderurgia aggiunge alle difficoltà del comparto a livello globale gli scenari preoccupanti sull’acciaieria ex Ilva le cui sorti sono determinanti per la metalmeccanica, per l’Industria e più in generale per il Paese.

Il rallentamento dell’economia mondiale, i fattori geo politici in Medio Oriente, gli scenari di guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina e l’avvicinarsi della Brexit producono effetti negativi in quei Paesi e in quei Settori come il nostro a forte vocazione esportatrice.

Il diffuso peggioramento osservato risulta imputabile quindi da un lato alla debolezza della domanda interna, in particolare a quella per beni di investimento in macchine ed attrezzature e mezzi di trasporto, e dall’altro ad una inversione delle dinamiche esportative che nei primi nove mesi dell’anno hanno evidenziato una contrazione in valore pari allo 0,8%. In particolare, i flussi di prodotti metalmeccanici diretti all’estero hanno registrato flessioni verso la Francia (2,2%) e la Germania (-1,4%), paesi che da soli assorbono quasi il 25% delle nostre esportazioni complessive ma diminuzioni più consistenti si sono avute verso la Turchia (-14,9%) e la Cina (-6,4%).

Un capitolo specifico andrebbe dedicato alla Germania Paese traino del Continente verso il quale la nostra metalmeccanica esporta di più. La caduta produttiva metalmeccanica pari a 5 punti percentuali nell’arco di un anno si ripercuote inevitabilmente sulle nostre dinamiche.

Il livello locale

Anche i risultati dell’indagine condotta presso un campione di imprese metalmeccaniche reggiane relativa al terzo trimestre 2019, mostrano un calo della produzione.

Sotto il profilo della produzione, si registra con una flessione (-6,2%), che si riflette anche sulla dinamica del fatturato (-5,5%).

Sulla performance ha influito soprattutto il rallentamento del commercio internazionale con un conseguente calo del fatturato estero, il cui valore è diminuito del 7,1% rispetto al terzo trimestre 2008.

  Variazione % su III trim. 2018
Produzione -6,2
Fatturato -5,5
Export -7,1
Occupazione 1,2

Il 29,0% delle imprese intervistate ha mantenuto stabili gli ordini esteri in portafoglio, sono state pari al 35,5% quelle che ne hanno aumentato la consistenza contro il 35,6% che invece ha registrato contrazioni, segno del rallentamento del commercio mondiale.

Sulla base delle indicazioni che emergono sia da dati di fonte ISTAT sia dalla nostra indagine congiunturale (portafoglio ordini, prospettive produttive, occupazione), non sono attesi, almeno nell’evoluzione a breve, miglioramenti della congiuntura metalmeccanica.

  Saldo giudizi* (%)
Produzione 0,7
Ordini totali -0,7
Ordini esteri -4,8
Occupazione -5,7

 

Il Fattore lavoro

Con riferimento all’utilizzo del fattore lavoro, nei primi nove mesi dell’anno sono state autorizzate nel settore metalmeccanico 92 milioni di ore corrispondenti a circa 100.000 lavoratori a tempo pieno non utilizzati nei processi produttivi.

L’incremento, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, è stato mediamente pari al +57,9% con un picco del 95,4% per le ore autorizzate di CIG straordinaria.

Nelle imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti, sempre con riferimento al periodo gennaio – settembre 2019, l’occupazione a livello nazionale è diminuita mediamente dell’1% e le ore pro-capite lavorate si sono contratte dello 0,4%.

Sulla base dei dati desunti dall’indagine congiunturale Federmeccanica, le prospettive occupazionali a sei mesi, dopo aver evidenziato dinamiche positive ma cedenti nel corso delle rilevazioni più recenti risultano, ora, negative.

 

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro

Siamo purtroppo entrati in una fase recessiva, la produzione industriale del Settore Metalmeccanico negli ultimi 21 mesi ha visto predominare il segno meno e le prospettive per il 2020 non sono incoraggianti.

In questo quadro si inserisce la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dell’industria metalmeccanica che è appena cominciata.

Occorre proseguire sulla strada del rinnovamento intrapreso con il precedente rinnovo contrattuale.

Si tratta dell’unico percorso sostenibile per imprese e lavoratori.

Un impianto che, oltre agli incrementi retributivi, ha avuto il merito di introdurre diritti di grande valore economico e sociale.

Pensiamo in particolare all’assistenza sanitaria integrativa gratuita per i dipendenti e loro familiari, al diritto soggettivo alla formazione, all’aumento della contribuzione a carico del datore di lavoro relativa alla previdenza complementare ma anche ai flexible benefits che, nel triennio 2017/2019, hanno riconosciuto ai lavoratori un valore di 450 euro netti per dipendente.

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