Terremoto senza fine: la Chiesa sostiene la speranza

A picture shows the destroyed basilica St Benedict (R) in the historic center of Norcia, on October 31, 2016, a day after a 6.6 magnitude earthquake hit central Italy. It came four days after quakes of 5.5 and 6.1 magnitude hit the same area and nine weeks after nearly 300 people died in an August 24 quake that devastated the tourist town of Amatrice at the peak of the holiday season. Italy's most powerful earthquake in 36 years dealt a new blow Sunday to the country's seismically vulnerable heart, sending terrified residents fleeing for the third time in nine weeks and flattening a revered six-century-old church. / AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

“Una ferita sanguinante”. Così l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e segretario della Conferenza episcopale umbra, monsignor Renato Boccardo, racconta la violenta scossa sismica – magnitudo 6.5, laprimapagina_laliberta_20161105 più forte in Italia dal 1980 (Irpinia) – di domenica 30 ottobre, alle 7.41, con epicentro nella dorsale appenninica tra le province di Macerata e Perugia, che ha nuovamente gettato nel panico migliaia di persone, già duramente provate. La scossa ha distrutto irreparabilmente significativi edifici storici di culto e numerose abitazioni private, in particolar modo della Valnerina-Spoletino ma anche di altre zone dell’Umbria come il Folignate, il Perugino e il Ternano. Norcia è una città in ginocchio, crollata la Basilica di San Benedetto, la gente ha pregato in piazza davanti le macerie, come hanno mostrato i media nazionali. Le monache Benedettine e Clarisse hanno dovuto lasciare i loro monasteri inagibili per essere accolte nel monastero di Santa Lucia a Trevi, sempre nell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia.

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